Senza fiducia nel futuro inizia il vero declino
Stefania Bartoccetti, Fondatrice di Telefono Donna
I dati presentati nel Rapporto sugli orfani speciali sono ricavati dalle principali testate giornalistiche italiane; un sistema di intelligenza artificiale, messo a punto da Volocom, hanno permesso di ricostruire il fenomeno attraverso la stampa, usando alcune parole chiave.
Senza questo sistema sarebbe stato pressoché impossibile rilevare il fenomeno secondo le tradizionali ricerche statistiche, perché l’eventuale fonte a cui riferirsi e possibile solo quando la denuncia e rappresentata sugli organi di stampa, nel senso che non vi sono, ancora, strutture esplicitamente preposte per accogliere la denuncia dei minori sui casi della violenza assistita, come vi sono, invece, strutture e organismi che accolgono la denuncia delle donne maltrattate.
Telefono Donna conosceva il fenomeno degli orfani speciali attraverso l’assistenza alle realtà familiari che si mettevano direttamente in contatto col centro, ma non disponeva delle stime nazionali di tale fenomeno, che sono invece fondamentali per la Presidenza del Consiglio dei Ministri attraverso il Dipartimento per le Politiche della Famiglia.
Alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Telefono Donna deve la possibilità di aver mappato il fenomeno in questione e avviare così un monitoraggio costante, volto a prevenire i casi ma anche a predisporre nuove metodologie per l’accoglienza dei minori vittime della violenza assistita.
La missione di Telefono Donna ha ridefinito il proprio focus nel corso degli anni; da oltre trent’anni si occupa della violenza di genere e negli ultimi anni il fenomeno ha presentato al suo interno ulteriori aspetti che non sono altro che la maggior conoscenza della violenza e del maltrattamento alle donne. Gli orfani speciali sono l’ultimo capitolo di questa lunga storia dei disagi, sino alle tragedie.
Da ciò si capisce di quante e quali voci sia composto il tema della violenza di genere, che vogliamo descrivere solo per offrire una fenomenologia del fenomeno: una donna maltrattata e , contemporaneamente, una donna che vive un dramma psicologico, familiare, lavorativo, economico e sanitario.
Con gli orfani speciali entra in scena un nuovo caso della conseguenza della violenza di genere, la condizione dei figli, in particolare se minori, che hanno vissuto la tragedia familiare.
La collettività, grazie agli sforzi delle Istituzioni – Stato, Regioni, Comuni – predispone servizi per dare nuovamente un futuro per chi l’ha visto improvvisamente oscurarsi per sempre; le associazioni come la nostra sono impegnate, in ogni momento della giornata, ad accogliere chi ne fa richiesta, prospettando, per ognuna delle donne che chiedono aiuto, percorsi di rinascita personale e, in molti casi, professionale, ma sugli orfani speciali la stessa collettività si sente, o si dovrebbe sentire, ancora più chiamata all’impegno.
Un bambino, infatti, e il filo diretto col futuro e il futuro dipende sempre dal tipo di passato dal quale proviene; quando proviene dalle più oscure offese, a maggior ragione può tornare a guardare avanti grazie ai provvedimenti di accoglienza e di ascolto che vi sono stati, per evitare che solo l’abbandono o il disimpegno sociale sia il ricordo futuro dei bambini che sono stati testimoni della violenza a danno di uno dei propri genitori per mano dell’altro.
Le ragioni della violenza di genere sono presentate nella lettura sociologica fornita nel presente lavoro; qui vogliamo aggiungere che non vi e nulla di nuovo.
Nel dire questo dovrebbe risuonare il senso acuto di dramma e di impotenza che distingue chi lavora nel settore, ma di più, il dramma e l’impotenza che intere collettività vivono quando si reiterano casi di violenza di genere.
Lo schema, pavlovianamente, e sempre lo stesso, ma sarebbe un errore irreversibile credere che tale schema sia connaturato in noi.
Quello che stiamo tutti capendo, e per tutti intendo chi lavora nel settore e le Istituzioni nel loro insieme, nonché le donne in genere, e che va sradicato il percorso preda-predatore per mettere al centro solo il predatore: se e vero che vi possono essere inconsce motivazioni che portano le donne a scegliersi il futuro maltrattante, vi sono molte più spiegazioni e ragioni che sostengono esservi una deliberata azione violenta da parte dell’uomo per non accettare lui una serie di condizioni che cambiano nella relazione e che cambiano, come sono cambiate, le condizioni sociali ed economiche nelle quali le donne vivono negli ultimi anni.
Questa conquista viene messa a repentaglio, e in molti casi, annullata, dal gesto violento di chi resta intrappolato nei propri schemi mentali, preda di pregiudizi figli dei peggiori costumi sociali.
Ora, il caso degli orfani speciali esprime con ancora più drammaticità la violenza di uomini che non vogliono capire i cambiamenti, perché il loro gesto va a ferire per sempre un bambino, la stragrande maggioranza delle volte pure suo figlio.
Questa conseguenza e una deriva ulteriore al fenomeno del maltrattamento, e proprio per la gravita ulteriore delle conseguenze, serve che tutta la Comunità possa invertire e, soprattutto, interrompere, la moltiplicazione del fenomeno.
Gli strumenti per farlo sono noti: si va dai centri d’ascolto alle opere di sensibilizzazione del fenomeno diffusi dalle Istituzioni e dai centri antiviolenza. Ma forse si potrebbero coinvolgere più realtà attive presenti sul territorio, pensiamo, per esempio, alle farmacie, che possono rappresentare un presidio ulteriore anche perché facilmente raggiungibile dalla collettività.
Ognuno si dovrebbe sentire impegnato in prima persona nel contrastare il fenomeno dei figli orfani per violenza assistita; tra tutte le ragioni in campo, che nelle pagine del Rapporto saranno evidenti, una su tutte vogliamo richiamarla: se si rompe la fiducia nel futuro, il declino inizia.
La fiducia e il farmaco per scegliere in che tipo di futuro tutti insieme vogliamo andare.